wreckage * web
Home page > Argomenti > Politica e attualità > Sinistra Critica, associazione per la Sinistra alternativa

Sinistra Critica, associazione per la Sinistra alternativa

venerdì 23 marzo 2007


Costruiamo Sinistra Critica per l’opposizione sociale e la Sinistra Alternativa
Documento approvato dal Coordinamento nazionale dell’associazione Sinistra Critica

1. La crisi di governo provocata dal voto sulla politica estera del governo Prodi è stata essenzialmente una crisi di verità. Addossata alle responsabilità, ora dei dissidenti di sinistra, ora della triade Usa-Confindustria-Vaticano, in realtà è stata una crisi che ha evidenziato più cose:
a) La realtà di una maggioranza che non ha vinto le elezioni dello scorso anno, che gode di un’ampia maggioranza alla Camera in virtù di un premio di maggioranza, che non ha vinto al Senato sul territorio italiano, reggendosi quindi solo sull’apporto degli eletti all’estero. Una realtà che esprime meglio della supponenza dell’Unione i reali rapporti di forza nel paese.
b) Un rapporto politico interno alla maggioranza dominato dal nocciolo liberal-riformista il quale tende a imporre le sue scelte e la sua politica agli alleati cercando di soffocarne le riottosità come nel caso della guerra. L’approvazione dei 12 punti ne costituisce l’emblema;
c) Un progressivo logoramento tra governo e maggioranza parlamentare e il popolo che ne ha consentito la vittoria lo scorso anno. Logoramento già individuabile nel corso dell’approvazione della legge Finanziaria - con i fischi di Mirafiori - ed esploso con il caso della base di Vicenza. Il fatto che la crisi sia esplosa solo quattro giorni dopo la manifestazione del 17 febbraio non è casuale, così come non è casuale che il governo abbia deciso di rispondere a quella protesta con la determinazione filostatunitense e con la scelta del “silenzio” in aula.
d) Il fallimento della strategia di Rifondazione comunista del partito di lotta e di governo. Rifondazione ha portato il governo nelle lotte ma non è riuscita a compiere l’operazione inversa scontando il macroscopico errore del congresso di Venezia: l’analisi dei rapporti di forza nel paese che faceva credere possibile un governo con una parte consistente della borghesia italiana - la stessa che una volta logorate le forze di sinistra è pronta a favorire la nascita del neocentrismo - e l’analisi della sinistra riformista che la faceva ritenere “permeabile” alle lotte e al conflitto sociale. In realtà ogni atto di protagonismo sociale nei primi dieci mesi del governo Prodi si è trovato di fronte la sordità e l’impermeabilità del governo stesso. Il non riconoscimento di questa realtà è alla base della crisi attuale di Rifondazione comunista.

2. In questo contesto la scelta compiuta da Franco Turigliatto al Senato è stata l’unica possibile per una sinistra che voglia esprimere compiutamente il no alla guerra, che voglia mantenere vivo il legame con le lotte dei movimenti e che non voglia sottostare ai ricatti della sinistra liberale. Una scelta che non contraddice il rinnovo della fiducia al governo Prodi ben sapendo che ci riconosciamo nella formula dell’appoggio esterno e quindi della valutazione puntuale dei singoli atti dell’esecutivo.
Del resto, dopo la riscrittura del programma elettorale con il varo dei 12 punti, dopo l’atteggiamento tenuto sulla base di Vicenza, dopo la proroga della missione di guerra in Afghanistan, lo stesso Prc dovrebbe ritirare la propria delegazione ministeriale e passare all’appoggio esterno. Certo è che non saremo disponibili a sostenere misure come la controriforma delle pensioni o la tav o tutte le misure antipopolari e di guerra che periodicamente il governo Prodi annuncia come misure indispensabili alla sua sopravvivenza.

3. A questa crisi Rifondazione ha reagito recuperando il peggio della storia della sinistra istituzionale italiana. Con l’espulsione di Franco Turigliatto non solo ha rispolverato, sfiorando la farsa, automatismi di staliniana memoria ma ha restituito il volto grigio e violento del partito di potere e di governo. Turigliatto, infatti, viene espulso per aver recato danno al governo e contro di lui viene imbastito un “processo” basato sulle “testimonianze” livorose di un presunto popolo di sinistra che accusa il Prc di non piegarsi alla logica dell’alleanza di governo. Lo spettro del ’98 deve essere “allontanato”, cioè espunto dall’attuale identità del partito e dalla sua strategia di medio periodo. Il governismo diventa quindi un collante a cui si affida l’attuale gruppo dirigente nella speranza, e illusione, di recuperare consensi nell’arco del centrosinistra, dell’Unione, divenuta ormai l’unico baricentro della propria proposta politica. L’ideale della sinistra alternativa, alternativa anche al centrosinistra, scompare mentre l’asse della sinistra di governo viene confermato anche dall’ultima (!) svolta di Fausto Bertinotti: oltre la Sinistra europea, occorre costruire una Sinistra “socialista”, a sinistra del partito democratico. Da qui le aperture alla sinistra Ds e la possibilità che si avveri un nuovo processo costituente che chiuderebbe l’anomalia rappresentata da questi ultimi quindici anni e che, nella riproposizione plastica della vecchia mozione 2 del Pci determina l’esaurimento della storia di Rifondazione comunista. Un processo che ovviamente è tendenziale e che tuttavia spiega la confusione e il frastornamento presente nel corpo militante del partito tutto proiettato nella costruzione di una indefinita e inconsistente Sinistra europea proprio mentre nel gruppo dirigente si pensa già a come preparare una riorganizzazione della sinistra ancora più profonda.

4. La miscela tra deriva governista, pratiche dell’espulsione, superamento del Prc in una nuova “sinistra” a forte matrice socialista contribuisce così a chiudere il ciclo di Rifondazione comunista. Alla logica del governo con l’Unione e a quella della sinistra “socialdemocratica” noi pensiamo che, nello spirito che ha animato e reso forte il Prc, bisogna contrapporre il progetto della Sinistra di alternativa, della Sinistra anticapitalista. Una sinistra di movimento e non istituzionale, ancorata al processo di ricomposizione sociale, oggi necessario per rispondere alla crisi più generale di tutte le sinistre, e quindi “compromessa” con le lotte e con il loro esito.
E’ quello che sosteniamo nell’attuale conferenza di organizzazione con il documento che lì abbiamo proposto, unico documento in chiara continuità con la storia di Rifondazione dal ’98 a oggi. E non è un caso che Turigliatto venga espulso proprio in nome della volontà di cancellare il ’98 di Rifondazione.
Nel momento in cui la maggioranza del Prc si appresta a varare il nuovo progetto di ricomposizione a sinistra, di cui la costruzione della Sinistra europea è un tassello coerente, noi pensiamo che occorra seguire un’altra strada: in questo senso noi ci impegniamo a rilanciare un progetto di ricomposizione della Sinistra alternativa; alternativa al governo, alternativa alle forze riformiste, alternativa al capitalismo e alle destre.

5. Anche per questo abbiamo lanciato la proposta dei “Forum dell’opposizione sociale”, luoghi unitari del conflitto e autonomi dal governo. Luoghi che, recuperando lo spirito migliore dei social forum, possano essere di supporto e impulso alle vertenze più urgenti della fase attuale.
Pensiamo infatti che un processo di ricomposizione della sinistra di alternativa non possa che ripartire dal basso, dai conflitti, dalle esperienze comuni, dalla pratiche e dalla riflessione attorno a esse.
Si tratta di mettere in moto un processo e di investirci il massimo delle nostre energie anche praticando una “disobbedienza attiva” rispetto alle scelte della maggioranza del Prc.

6. Sappiamo allo stesso tempo che un progetto di tale portata ha bisogno di energie, risorse e volontà collettiva.
Per questo ci affidiamo all’Associazione Sinistra Critica come strumento essenziale di questo progetto: per lavorare attivamente all’opposizione sociale e politica e per rimettere in moto un processo reale di una sinistra anticapitalistica che, ovviamente, non può ridursi alle nostre sole forze. Pensiamo di investire invece in un processo plurale e collettivo che si realizzi in corso d’opera.
La chiarezza di posizioni e l’autonomia dell’Associazione sono parte fondante di questo percorso.
L’associazione è dunque un nuovo strumento di lavoro, partecipato e collettivo, e la sua costruzione rappresenta l’asse del nostro lavoro politico.
Per questo ci proponiamo di realizzare una nuova e grande Assemblea-manifestazione nazionale il 14 aprile, aperta al contributo più ampio possibile “contro la guerra e per l’opposizione sociale”.
Dal 14 aprile intendiamo lanciare una vera e propria Campagna nazionale di adesione a “Sinistra critica, Associazione per la Sinistra alternativa”, che si snodi attraverso feste e iniziative locali per arrivare alla Prima festa nazionale di Sinistra Critica il prossimo luglio.
A settembre realizzeremo poi un importante seminario di approfondimento sulla crisi delle sinistre, la situazione sociale, le forme dell’agire politico, la costruzione dei movimenti.

7. Nell’immediato questo progetto si riverserà nella costruzione dei conflitti e delle varie forme di opposizione sociale:
- no alla base di Vicenza, No Dal Molin;
- no alla Tav, solidarietà alla Val di Susa
- no alla “controriforma” delle pensioni, no alla precarietà;
- no alle ingerenze della Chiesa, Sì alle unioni civili verso il Pride del 9 giugno
- no alla Bossi-Fini e al tentativo di rieditare la legge Turco-Napolitano;
- no alla guerra, senza se e senza ma.

Al gruppo dirigente di Rifondazione inviamo l’ennesimo messaggio: l’espulsione di Franco Turigliatto la viviamo come un’espulsione collettiva. Non possiamo accettarla e confermiamo che siamo “tutti e tutte Franco Turigliatto”.
Continueremo a chiederne il ritiro alla Conferenza di organizzazione nonché il ripensamento sulla linea politica e sulla presenza al governo.
Per questo chiediamo un Congresso straordinario.

Ci dichiariamo pronti ad autosospenderci dagli incarichi esecutivi mentre confermiamo l’autosospensione dalla Direzione nazionale e dal gruppo parlamentare della Camera.

Ai militanti del Prc chiediamo di continuare la battaglia per costruire una sinistra alternativa, di lotta, non istituzionale, anticapitalista, femminista, ecologista, internazionalista.


www.sinistracritica.org

Rispondere all'articolo


Monitorare l'attività del sito RSS 2.0 | Mappa del sito | Area riservata | SPIP | modello di layout